Misno slavlje povodom 70. obljetnice mučeništva bl. Francesca Bonifacia u katedrali sv. Justa u Trstu predvodio je tršćanski ordinarij mons. Gianpaolo Crepaldi. 

http://www.diocesi.trieste.it/2016/09/12/a-70-anni-dal-martirio-del-beato-don-francesco-bonifacio/

 

 

 

A 70 anni dal martirio del Beato don Francesco Bonifacio

DIOCESI DI TRIESTE

IN MEMORIA DEL BEATO DON FRANCESCO BONIFACIO

+Giampaolo Crepaldi

Cattedrale di San Giusto, 11 settembre 2016

 Carissimi fratelli e sorelle,

1.     Sono particolarmente lieto di presiedere questa santa messa che celebriamo per onorare la memoria liturgica del Beato don Francesco Bonifacio, un sacerdote della Diocesi di Trieste beatificato il 4 ottobre 2008 per la sua testimonianza di fede offerta fino al martirio di sé. Conoscendo la sua vita, si resterà colpiti dalla qualità spirituale della persona e del ministero di don Bonifacio, resa tale da un’intensa vita interiore. Scelse come suo maestro e guida il Cristo, che seguì con tutto se stesso, accogliendo quale volontà di Dio ciò che i superiori e il Vescovo, in particolare, gli indicavano. La sua vita e il suo ministero possono ben essere collocati in sintonia con la vita e la missione di Mosè, che, nella prima lettura che ci è stata proposta in questa liturgia, ci sembra di poter sintetizzare in questo modo. Come Mosè, anche don Francesco si rese disponibile a fare la volontà di Dio, ad essere un interprete fedele e convinto dei progetti e dei piani del suo Signore. In secondo luogo, come Mosè anche don Francesco fu uno che pregò e supplicò il Signore per il bene del suo popolo, per chiedere a Dio la grazia del perdono e della misericordia.

2.     Carissimi fratelli e sorelle, una lezione sempre attuale ci giunge dal Beato – assai significativa per noi sacerdoti -, ed è quella che riguarda il suo ministero sacerdotale. Infatti, il ministero del Beato don Francesco – ministero profondamente e nobilmente popolare – si svolse tra altare e catechismo, e fu vissuto con lo stile del buon pastore che opera tra il suo popolo con il cuore stesso di Cristo. Educò la sua gente alla vita sacramentale, ponendo al centro l’Eucarestia; curò il decoro della chiesa, i momenti di adorazione, la visita ai malati e la formazione della gioventù. La sua prossimità al popolo si espresse nell’impegno prioritario di educarlo alla fede, facendo conoscere a tutti la dottrina cristiana. Per don Francesco la Chiesa era la Madre da amare, da ascoltare e da servire. Un ministero, il suo, speso giorno dopo giorno per la gloria di Dio e per la salvezza delle anime.

3.     Carissimi fratelli e sorelle, in questo giorno di santa memoria che la Chiesa dedica al Beato, va soprattutto ricordato che don Francesco morì martire. Ucciso in odium fidei, egli seppe, con la grazia di Dio, diffondere e difendere l’identità e i valori della vita cristiana. Tutto ciò contrastava il tentativo di scristianizzazione che aveva preso forma in  un progetto di società senza Dio. Per questo la voce del prete di Villa Gardossi doveva essere fatta tacere. In modo definitivo. Venne così sequestrato e poi ucciso. Non sapevano i suoi uccisori che quel prete moriva da martire. Un martire che con il suo sangue avrebbe reso fecondo il seno della Chiesa e testimoniato la forza incomparabile della fede cristiana. Anche oggi la nostra società secolarizzata e relativistica vorrebbe vivere senza Dio, facendoLo sparire dai cuori dei singoli e dalla vita sociale dei Popoli. Il Beato don Francesco, con la sua vita ed il suo martirio,  continua ad essere per tutti noi cristiani un richiamo esigente ad essere coraggiosi testimoni della necessità di dare a Dio il primo posto nella nostra vita personale  e nella nostra società.

4.     Carissimi fratelli e sorelle, il Beato don Francesco ha lasciato un esempio attualissimo per il cristiano del nostro tempo che deve fare i conti con la difficile situazione collegata alla crisi della fede che va curata con l’impegno – costantemente sollecitato da Papa Francesco – di una nuova evangelizzazione. Una nuova evangelizzazione che sarà feconda se saprà farsi carico di riproporre, senza censure e senza reticenze, la dottrina e la vita cristiana di sempre, nella loro integralità. Dal Beato arriva anche l’invito a coltivare lo spirito di amore e di fedeltà alla Chiesa: è come un monito che interpella ogni cristiano ad essere costantemente un segno credibile di comunione e di fraternità ecclesiali; un segno convincente della bellezza della fede cattolica anche per coloro che – fratelli cristiani non cattolici, ebrei, musulmani, uomini e donne di altre religioni o lontani dalla fede – vivono accanto a noi in questa nostra terra dove, fin dai primi secoli cristiani, è stato diffuso il Vangelo. La vita di don Francesco è la vita di un cristiano esemplare che, innamorato di Cristo, Lo seguì fino al martirio. Dove trovò il Beato Bonifacio la sorgente a cui alimentare la sua fede, la sua speranza e la sua carità, che sostennero la sua anima nell’atto supremo del martirio? Il segreto della santità della sua anima fu solo uno: Cristo amato e seguito fino alla croce. Anche noi, come Lui, se vogliamo avere un’anima bella e santa non abbiamo alternative al seguire Cristo. Il cristiano, che risponde positivamente alla chiamata di Cristo, si mette sempre e totalmente alla sua sequela, come fece il Beato don Francesco Bonifacio.